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Biografia: Nasce a Nardò (Le), il 10 marzo 1951. Frequenta il Ginnasio Liceo Classico di Nardò, attiva nei diversi impegni studenteschi si crea le solidissime amicizie che l’avrebbero sostenuta per tutta la sua esistenza. Ha diciassette anni quando incontra Attilio Matrangola, sottufficiale dell’Aeronautica Militare di stanza ad Otranto,che diventerà suo marito nell'agosto 1968. Per diversi segue il marito in giro per l'Italia, fino a quando, nel 1980, Attilio viene trasferito all’Aeroporto di Brindisi e lei riassapora l’agognato profumo di casa. Insegna alle Scuole Elementari di Nardò, studia Lingue e Letterature straniere all’Ateneo leccese. Forte degli insegnamenti di Pantaleo Ingusci, insigne storico mazziniano neretino, comincia a impegnarsi attivamente nella vita politica militando nel Partito Repubblicano Italiano, fino a diventarne Segretario cittadino. Partecipa alle battaglie civili e sociali di quegli anni anche iscrivendosi all’U.D.I. e dirigendo il Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio, contro le paventate lottizzazioni cementizie. Decide di candidarsi alle elezioni amministrative nelle quali risulta eletta, divenendo la prima Consigliere ed Assessore che il P.R.I. vanti a Nardò. Dall’Assessorato alle Finanze in seguito passa a quello alla Pubblica Istruzione, Cultura, Sport e Spettacolo, contemporaneamente entra nel direttivo provinciale del partito e diviene anche responsabile per la provincia del settore Cultura dei repubblicani. Sono anni di intensissime e sofferte battaglie, in una Nardò travolta dalla violenza della lotta politica. In questo periodo Renata Fonte viene certamente a scoprire degli illeciti, che lei cerca di combattere, spesso da sola. Viene assassinata a pochi passi dal portone di casa la notte fra il 31 marzo ed il primo aprile 1984, mentre rientrava da un Consiglio comunale. E' il primo omicidio di mafia nel Salento e, per giunta, perpetrato contro una donna. In pochissime settimane, gli inquirenti assicurano alla giustizia gli esecutori materiali, gli intermediari ed il mandante, tutti condannati nei successivi tre gradi di giudizio. Ma sono davvero tutti qui i colpevoli? |