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Banca dati vittime delle mafie

Gaetano Costa

Nato il: 1916 A: Caltanissetta
Morto il:
6 agosto 1980 A: Palermo

Biografia: Giudice nato a Caltanissetta, aveva aderito a fazioni del partito comunista clandestino e preso parte alla Resistenza. All'inizio degli anni '40 era entrato in magistratura a Roma, dove aveva cominciato la carriera di sostituto procuratore, proseguendola in seguito a Caltanissetta dal '44 al '65. E, proprio lì, dopo aver indagato sulla mafia agraria che in quegli anni stava scoprendo nuove forme di accumulazione illecita, divenne procuratore capo. Ai magistrati che giunsero a Caltanissetta nel '69 presentò un quadro chiaro dell'intreccio che si era determinato in Sicilia negli anni '60 tra la mafia e i pubblici poteri. Aveva capito che anche lì stava nascendo la mafia imprenditrice, quella dei "colletti bianchi", una mafia che voleva a tutti i costi contrastare, andando sempre fino in fondo nelle inchieste. Qualcuno cercò di spiegargli che "il garantismo è nato a Palermo", ma lui lo ignorò e proseguì dritto per la sua strada, pur sapendo ormai di essere solo e che tale sarebbe rimasto. Aveva sessantadue anni il giudice Gaetano Costa quando, il 10 luglio del '78, da Caltanissetta approdò ad uno degli uffici giudiziari più importanti del capoluogo siciliano.

Era il 1980, e il capitano dei carabinieri della compagnia di Monreale, Emanuele Basile, riuscì a chiudere il cerchio attorno ai clan che già erano finiti nel mirino di Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo, nelle indagini sulla pista dei corleonesi che, comunque, erano solo agli inizi. Ma, proprio a causa delle sue scoperte, Basile trovò presto la morte la sera del 4 maggio 1980, a Monreale. Grazie ad intercettazioni telefoniche e prove fotografiche i due erano riusciti a trovare i pezzi di un unico mosaico e, così, a poche ore dall'uccisione del loro ufficiale, i carabinieri furono in grado di arrestare una trentina di persone presentando in procura il rapporto di denuncia. E, nonostante gli avvocati palermitani avessero sottovalutato il lavoro delle forze dell'ordine, Costa studiò quel rapporto che presentava i nomi dei personaggi chiave della mafia siculo-americana, nonché tutta una serie di intrecci di parentele e rapporti societari dai quali sarebbero senz'altro scaturiti ulteriori sviluppi.

Il 9 maggio riunì nel proprio ufficio tutti i suoi sostituti avvertendoli che quella catena di sangue non poteva essere ignorata da chi si occupava di inchieste antimafia. Il suo accorato appello ad andare avanti su quella pista non servì a smuovere i sostituti. Finì col firmare da solo gli ordini di cattura, assumendo su di lui la responsabilità di ogni possibile conseguenza di quell'azione e sconcertando gli avvocati, che videro trattenere in carcere i propri assistiti. Era solo quando, la sera del 6 agosto 1980, in via Cavour, morì dissanguato, sfigurato dai proiettili di un killer che lo aveva seguito da casa fin davanti ad un'edicola. Il giorno dopo gli avrebbero dato una scorta...

Bibliografia di riferimento:
in aggiornamento

Links:
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